Tra la Maddalena e il Colletto del Forno, sulle strade della Val Sangone
di Silvia Tonda
Ci si allontana di pochi chilometri dal centro di Giaveno e il paesaggio cambia quasi senza accorgersene, lasciando progressivamente spazio alle borgate, ai boschi, alle strade che diventano più strette e ai sentieri che si inoltrano nella montagna, in un territorio che conserva ancora quel carattere autentico della Val Sangone che merita di essere conosciuto con calma.
La zona della Maddalena, del Colletto del Forno e del vallone che scende verso Forno di Coazze è uno di quei luoghi che permettono di scegliere ogni volta un modo diverso di vivere la montagna, perché si può arrivare semplicemente per passeggiare qualche ora, affrontare un’escursione più lunga, percorrere le strade bianche in mountain bike oppure, nei tratti dove il transito motorizzato è consentito, esplorarle in moto, lasciando che siano il bosco, l’acqua e le borgate a suggerire di volta in volta dove fermarsi.
Partendo dalla Maddalena si entra in un ambiente nel quale i sentieri raccontano anche la vita di chi queste montagne le ha abitate per generazioni. La Comba di Fronteglio era un tempo molto più popolata di oggi e le numerose borgate, alcune ormai abbandonate, ne sono ancora la testimonianza; da queste parti passava persino quello che la memoria locale continua a ricordare come il “Sentiero dei morti”, percorso utilizzato dagli abitanti delle borgate per accompagnare i propri defunti verso il cimitero della parrocchia della Maddalena.
Per chi desidera una passeggiata più tranquilla esistono percorsi che attraversano boschi di castagni, piccoli rii, ponticelli e antichi nuclei montani, mentre alzandosi di quota e proseguendo verso il Colletto del Forno il paesaggio acquista un carattere progressivamente più selvaggio. Il Colletto, posto a poco più di 1.100 metri, è da secoli un naturale punto di comunicazione tra il versante giavenese e le borgate di Forno di Coazze e conserva una piccola chiesa dedicata a San Bartolomeo, una fontana e gruppi di baite che invitano quasi naturalmente a una sosta.
Anche per gli appassionati di mountain bike questa parte della Val Sangone rappresenta un piccolo paradiso vicino a casa, perché una rete di strade sterrate permette di costruire itinerari molto diversi per lunghezza e difficoltà. Uno dei percorsi classici sale dalla zona di Pontepietra verso Portiglia e il Colletto del Forno e può proseguire verso il versante di Forno, alternando bosco, tratti panoramici e lunghe porzioni di strada bianca. È una montagna che non presenta l’aspetto spettacolare e severo dell’alta quota, ma proprio per questo permette di essere vissuta più intimamente, seguendo strade che sembrano perdersi nel verde e che improvvisamente regalano scorci sulla valle e sulle montagne circostanti.
Lo stesso vale per chi ama percorrere le sterrate in moto, naturalmente limitandosi alle strade sulle quali la circolazione è consentita e rispettando eventuali divieti e regolamentazioni locali. Sono itinerari da affrontare senza fretta, più per il piacere di attraversare il territorio che per arrivare velocemente da qualche parte, perché da queste parti il bello è proprio fermarsi, spegnere il motore e ascoltare per qualche minuto il rumore dell’acqua o del vento nel bosco.
Uno degli incontri più curiosi si trova scendendo verso la zona della Pisi e del vallone del Meinardo, dove il paesaggio conserva le tracce di una storia che oggi può apparire quasi sorprendente: qui esisteva infatti una piccola stazione sciistica, con un impianto di risalita del quale sono ancora riconoscibili alcune testimonianze.
Oggi pensare a uno skilift in questo angolo appartato della valle fa un certo effetto, eppure diversi itinerari escursionistici indicano ancora la Pisi come l’ex stazione sciistica del Meinardo e segnalano il passaggio accanto al vecchio impianto di risalita. Il tracciato dello skilift è tuttora individuabile e ciò che ne rimane, ormai riconquistato in buona parte dalla vegetazione, racconta un'epoca nella quale anche queste montagne relativamente basse vivevano in modo molto diverso la stagione invernale. Non è stato possibile reperire una documentazione sufficientemente certa per stabilire quando l’impianto sia entrato in funzione e in quale anno abbia definitivamente cessato l’attività, ma proprio questa mancanza di informazioni contribuisce in qualche modo al fascino del luogo, trasformandolo in una piccola testimonianza della memoria della valle.
Poco distante c'è un altro passaggio che chi conosce questi percorsi ricorda bene: il guado del Sangone. In questa zona il torrente non è soltanto un elemento del paesaggio, ma diventa parte stessa dell'itinerario e il guado, situato a poco meno di 1.100 metri di quota, consente di proseguire lungo la sterrata collegando il settore della Pisi agli altri percorsi del vallone. È naturalmente un punto da affrontare soltanto quando le condizioni dell'acqua lo permettono, senza sottovalutare la corrente dopo piogge abbondanti o nei periodi di maggiore portata, perché la montagna più vicina a casa rimane comunque montagna e merita sempre rispetto.
Proseguendo verso Forno si incontrano inoltre luoghi che raccontano pagine molto diverse della Val Sangone, dal Santuario della Madonna di Lourdes alle testimonianze dell'antica attività mineraria del vallone del Meinardo, dove secondo la tradizione l'estrazione di materiale ferroso avrebbe origini molto lontane nel tempo. Attraverso il Colle della Meina e il Colletto del Forno transitavano uomini, muli e materiali diretti verso le fonderie e le fucine giavenesi, lungo vie che oggi percorriamo per svago ma che per secoli furono strade di lavoro e di collegamento indispensabili.
Forse è proprio questo l'aspetto più affascinante di questo angolo della Val Sangone: non esiste una sola ragione per venirci. Ci sono i boschi e le borgate per chi vuole semplicemente camminare, le strade bianche per chi ama la mountain bike e, dove consentito, la moto, il Sangone con i suoi guadi, i panorami che si aprono improvvisamente tra gli alberi e poi quelle piccole tracce lasciate dall'uomo, dalle antiche vie di collegamento ai resti dello skilift, capaci di trasformare un'escursione in una continua scoperta.
E dopo qualche ora trascorsa tra sentieri e sterrate, la giornata può concludersi nel modo più semplice e forse più coerente con lo spirito di questi luoghi, fermandosi a tavola.
Scendendo sul versante di Forno di Coazze si può scegliere il Ristorante Pizzeria Rocciavrè, una realtà conosciuta da molti frequentatori della valle e quasi naturalmente legata alle escursioni da queste parti; tornando invece verso Giaveno, alla Maddalena, Il Campanile offre l'atmosfera della trattoria di montagna e una cucina che guarda alla tradizione piemontese e ai prodotti del territorio.
Due realtà diverse, poste quasi ai due estremi ideali di questo piccolo viaggio, che possono diventare semplicemente l'ultima tappa di una giornata trascorsa senza andare lontano da casa e che, proprio per questo, riesce ancora a sorprendere.
Perché tra la Maddalena, il Colletto del Forno, la Pisi e Forno di Coazze non occorre necessariamente cercare una meta precisa: qualche volta basta scegliere una strada, seguirla fin dove viene voglia di arrivare e riscoprire una Val Sangone che, appena fuori dai percorsi più frequentati, conserva ancora moltissimo da raccontare.
Nelle prossime settimane su Seven Live WEB TV canale 1 sarà presente anche un accurato servizio video su questi territori.
