Il misterioso pioppeto della Maddalena

di Silvia Tonda



Nella frazione Maddalena di Giaveno, tra le montagne e i boschi della Val Sangone, un antico pioppeto custodisce una storia nella quale si intrecciano leggende popolari, misteriose apparizioni e racconti di strani fenomeni luminosi. Una storia che affonda le proprie radici nei secoli passati e che, sorprendentemente, sembra trovare nuovi capitoli anche in epoca contemporanea.

Del pioppeto originario oggi rimangono ben poche tracce, ma non altrettanto si può dire della sua fama. Secondo la tradizione, già in epoca rinascimentale gli abitanti della zona guardavano a questo luogo con un misto di rispetto, curiosità e reverenziale timore. Si racconta persino dell'esistenza di antichi manoscritti che ne testimonierebbero la particolare reputazione, anche se la loro effettiva esistenza resta da verificare.

Ma che cosa rendeva tanto singolare questo angolo della Val Sangone? Perché, a distanza di secoli, il suo nome continua a essere associato a vicende misteriose?

Per cercare una risposta dobbiamo immergerci nelle tradizioni di un territorio nel quale, per generazioni, il confine tra realtà e soprannaturale è stato alimentato da racconti tramandati nelle famiglie, nelle borgate e durante le lunghe serate trascorse attorno al focolare.

In passato, il rapporto tra gli abitanti delle vallate alpine e la natura era profondamente diverso da quello odierno. I boschi, gli alberi secolari, le sorgenti e le montagne non rappresentavano soltanto elementi del paesaggio, ma diventavano spesso protagonisti di racconti nei quali si intrecciavano religiosità, superstizione e timore dell'ignoto.

Anche il pioppo, protagonista della nostra storia, merita qualche attenzione. Il profondo legame dell'area subalpina con gli alberi si riflette nell'idioma locale, dove si incontrano denominazioni come albra o arbra, riconducibili alla parola albero.

Il pioppo è inoltre protagonista di una curiosa pagina della storia europea. Durante la Rivoluzione francese e negli anni successivi, gli Alberi della Libertà divennero simboli di rinnovamento politico e partecipazione popolare. In Italia veniva frequentemente scelto proprio il pioppo, anche per il suggestivo accostamento tra il latino populus, nome dell'albero, e populus, inteso come popolo.

Anche la tradizione giavenese conserva il ricordo di un Albero della Libertà piantato nella piazza principale alla fine del Settecento, episodio che meriterebbe un approfondimento attraverso la documentazione storica locale e che testimonia, almeno simbolicamente, il particolare ruolo attribuito agli alberi nella vita delle comunità.

Ma torniamo alla Maddalena, perché è proprio qui che il racconto assume contorni decisamente più enigmatici.

Fra le presenze misteriose che la tradizione popolare piemontese ha tramandato nel corso dei secoli, nessuna è probabilmente più affascinante della masca, figura profondamente radicata nell'immaginario delle campagne e delle vallate alpine.

La masca non era semplicemente una strega nel significato che siamo abituati ad attribuire a questa parola. Nelle credenze popolari poteva essere una donna apparentemente comune, una vicina di casa, una contadina o un'anziana del paese, alla quale venivano attribuite capacità straordinarie, conoscenze segrete e il potere di influenzare, nel bene o nel male, la vita delle altre persone.

Si raccontava che alcune masche fossero in grado di assumere sembianze animali, spostarsi durante la notte senza essere viste, provocare piccoli dispetti oppure influenzare la salute delle persone e degli animali. Altre, invece, venivano considerate depositarie di antiche conoscenze, capaci di utilizzare erbe e rimedi della tradizione contadina.

Il confine tra una guaritrice, una donna indipendente e una presunta masca poteva essere estremamente sottile. In comunità nelle quali una malattia improvvisa, la morte di un animale o un raccolto andato perduto

risultavano difficili da spiegare, il sospetto di un intervento soprannaturale offriva talvolta una risposta a ciò che appariva incomprensibile.

Naturalmente, queste credenze raccontano soprattutto la mentalità e le paure delle comunità del passato, ma costituiscono anche una parte preziosa del nostro patrimonio culturale.

E proprio nella zona della Maddalena, secondo i racconti popolari, sarebbe stata segnalata la presenza di una masca, contribuendo ad alimentare la fama misteriosa dell'antico pioppeto.

Chi fosse questa donna, se sia realmente esistita e quali episodi abbiano dato origine alla leggenda sono interrogativi ai quali, almeno per il momento, non possiamo dare una risposta certa. Ed è forse proprio questa incertezza a rendere il racconto ancora più suggestivo.

Immaginiamo per un momento le campagne di un tempo, le strade scarsamente illuminate, il fruscio delle foglie dei pioppi e le sagome degli alberi che si muovono nel buio. Non è difficile comprendere come un incontro inatteso, un rumore inspiegabile o una luce intravista tra i rami potessero trasformarsi in una storia destinata a essere raccontata per generazioni.

E a proposito di luci, il mistero della Maddalena non si esaurisce certamente con le antiche credenze.

Con il trascorrere dei secoli, infatti, alle storie di masche e presenze misteriose si sono affiancati racconti di tutt'altra natura, che hanno rivolto l'attenzione non più verso i boschi e le campagne, ma direttamente verso il cielo.

La Val Sangone è stata interessata da testimonianze relative all'osservazione di fenomeni luminosi non immediatamente identificati. Fra gli episodi ricordati vi sarebbero quelli dell'autunno 2009, quando, secondo alcuni racconti, sfere luminose di colore bianco e arancione sarebbero state osservate muoversi nel cielo della vallata, in particolare nell'area compresa tra Giaveno e Coazze.

Sono testimonianze che meritano di essere raccolte e confrontate, senza dimenticare che un fenomeno luminoso non identificato non costituisce, di per sé, una prova della presenza di oggetti extraterrestri.

La suggestione, tuttavia, è inevitabile, soprattutto considerando che non molto lontano si trova una delle montagne più celebri del Piemonte per le leggende legate all'ufologia: il Monte Musinè.

Questa montagna, che domina l'imbocco della Val di Susa, è diventata nel corso del Novecento protagonista di numerosi racconti relativi a misteriose luci, presunti avvistamenti e fenomeni ai quali gli appassionati hanno attribuito interpretazioni differenti.

Il Musinè, al quale è già stato dedicato un precedente approfondimento di Silvia Tonda, rappresenta un interessante punto di riferimento per comprendere quanto le leggende antiche e i racconti contemporanei possano convivere nello stesso territorio.

Non esistono tuttavia elementi verificati che consentano di collegare gli avvistamenti della Val Sangone a particolari proprietà magnetiche del terreno o di stabilire una relazione fisica con il Musinè.

Rimane invece interessante osservare come, in epoche completamente differenti, gli esseri umani abbiano cercato di interpretare esperienze inconsuete ricorrendo alle conoscenze e alle credenze del proprio tempo.

Un tempo erano le masche, gli spiriti e le presenze nascoste nei boschi; oggi sono le sfere luminose e gli oggetti volanti non identificati. Cambiano le spiegazioni, ma resta immutato il desiderio di comprendere ciò che sfugge alla nostra conoscenza.

Ed eccoci nuovamente all'antico pioppeto della Maddalena.

Oggi il paesaggio è cambiato e degli alberi che un tempo avrebbero caratterizzato questo luogo rimangono, secondo la tradizione, soltanto poche tracce. Eppure, il fascino della sua storia sembra resistere al trascorrere degli anni.

Che cosa si nasconde realmente dietro i racconti tramandati dagli abitanti? Quali vicende hanno contribuito a trasformare un semplice pioppeto in un luogo avvolto dal mistero? E quanto di ciò che ancora oggi viene raccontato affonda le proprie radici in avvenimenti realmente accaduti?

Forse non conosceremo mai tutte le risposte. Ma le leggende, anche quando non trovano conferma nella realtà, possiedono un valore che va ben oltre il loro contenuto fantastico: custodiscono la memoria dei luoghi, delle persone che li hanno abitati e del modo in cui intere generazioni hanno osservato il mondo.

Se vi capiterà di attraversare la Maddalena, magari in una tranquilla sera d'autunno, concedetevi dunque qualche istante per osservare il paesaggio circostante.

E se tra gli alberi scorgerete un movimento inatteso oppure una luce lontana attirerà la vostra attenzione, non abbiate fretta di trovare una spiegazione.

Potrebbe essere soltanto il vento, un riflesso o qualche innocuo animale notturno.

Oppure, almeno per un istante, potreste avere l'impressione che le antiche leggende della Maddalena non abbiano ancora finito di raccontare la loro storia.

A breve la troupe Seven Live realizzerà anche un servizio video della zona che sarà trasmesso sul Canale 2 di Seven Live WEB TV.