Dottoressa Marzia Ivaldo: la medicina che si prende cura della persona, non soltanto della malattia
di Silvia Tonda
Ogni intervista racconta una storia diversa, fatta di esperienze, incontri, scelte professionali e, qualche volta, di emozioni che vanno ben oltre le domande e le risposte. Quella con la dottoressa Marzia Ivaldo, specialista in Geriatria e Gerontologia, è stata proprio una di queste occasioni, perché durante la nostra piacevole conversazione ho avuto modo di conoscere non soltanto una professionista di grande esperienza, ma soprattutto una donna che ha saputo trasformare una vocazione nata nell'infanzia in un percorso di vita interamente dedicato alla salute, alla dignità e al benessere delle persone.
La dottoressa Ivaldo opera a Torino e nell'area metropolitana, dedicando particolare attenzione all'assistenza geriatrica domiciliare, una scelta che nasce da una convinzione tanto semplice quanto importante: curare una persona significa certamente affrontarne le patologie, ma anche comprenderne le abitudini, rispettarne la storia, ascoltarne le preoccupazioni e considerare quell'insieme di fattori emotivi e familiari che possono influire profondamente sulla qualità della vita.
Una filosofia che trova una sintesi particolarmente efficace nell'espressione “A casa è meglio”, scelta dalla stessa dottoressa per raccontare il significato più profondo della propria attività professionale, perché la casa non è soltanto il luogo nel quale abitiamo, ma rappresenta spesso, soprattutto per una persona anziana, un universo di ricordi, affetti, consuetudini e sicurezze che costituiscono una parte fondamentale della sua identità.
Il percorso professionale di Marzia Ivaldo è particolarmente significativo e affonda le proprie radici in oltre trent'anni di esperienza clinica, iniziata alla fine degli anni Ottanta nell'hinterland milanese e proseguita, nei primi anni Novanta, con un incarico dirigenziale nel servizio di ospedalizzazione a domicilio del Pio Albergo Trivulzio di Milano, una realtà storicamente legata all'assistenza delle persone anziane.
Già in quegli anni, quando la medicina domiciliare non aveva ancora raggiunto la diffusione e l'attenzione attuali, l’esperienza pionieristica milanese aveva evidenziato quanto fosse importante sviluppare modalità di assistenza capaci di portare le competenze sanitarie direttamente nell'ambiente di vita del paziente, contribuendo a promuovere un modello di cura che oggi appare sempre più attuale.
Successivamente il suo percorso professionale l'ha portata a Torino, dove ha maturato ulteriori esperienze nelle lungodegenze riabilitative, nei reparti di geriatria per pazienti acuti, nelle residenze sanitarie assistenziali e nei nuclei dedicati alle persone affette dalla malattia di Alzheimer, acquisendo una conoscenza approfondita delle molteplici problematiche che possono accompagnare l'invecchiamento.
Ma dietro questo importante curriculum professionale si nasconde una storia personale che mi ha particolarmente colpita e che, forse, aiuta a comprendere meglio la sensibilità con la quale Marzia Ivaldo affronta quotidianamente il proprio lavoro.
Fin da bambina desiderava diventare medico e, mentre altre coetanee si dedicavano ai giochi più comuni, lei amava visitare e curare le proprie bambole, quasi anticipando inconsapevolmente quella che sarebbe diventata la sua professione.
Un episodio vissuto all'età di nove anni avrebbe poi lasciato un segno profondo nella sua memoria e contribuito a orientare il suo interesse verso le persone anziane: l'adorato nonno fu colpito da un infarto e venne assistito nella propria abitazione, circondato dall'affetto della famiglia.
La piccola Marzia, al ritorno da scuola, trascorreva molto tempo accanto a lui, partecipando alle piccole necessità quotidiane della sua assistenza e interessandosi anche ai medicinali prescritti, tanto da imparare a memoria le informazioni contenute nei foglietti illustrativi dei farmaci.
Un ricordo tenero e significativo, nel quale sembrano già emergere due caratteristiche che avrebbero accompagnato tutta la sua vita professionale: la curiosità scientifica e il desiderio autentico di prendersi cura degli altri.
Oggi, dopo decenni di attività, queste qualità si ritrovano in un approccio alla geriatria che non si limita alla semplice visita specialistica, ma considera il paziente nella sua globalità, attraverso un'attenta valutazione delle condizioni fisiche, delle capacità cognitive, dell'autonomia personale, delle terapie farmacologiche e delle eventuali difficoltà psicologiche o relazionali.
Una buona diagnosi, soprattutto in geriatria, non nasce soltanto dall'interpretazione di un esame clinico, ma anche dalla capacità di valutare globalmente il paziente anziano nei suoi aspetti clinici, psicologici e sociali. Ed è proprio questa visione olistica della persona a rendere particolarmente preziosa l'esperienza della dottoressa Ivaldo, abituata ad affrontare situazioni nelle quali più patologie possono coesistere, influenzarsi reciprocamente e richiedere scelte terapeutiche attente e personalizzate.
Un altro aspetto che merita di essere sottolineato riguarda la possibilità di organizzare, grazie alla collaborazione con un'équipe di professionisti sanitari, un'ampia gamma di prestazioni direttamente presso l'abitazione del paziente, evitando, quando le condizioni cliniche lo consentono, trasferimenti faticosi, attese e disagi che per una persona anziana o con difficoltà motorie possono diventare particolarmente gravosi.
Non si tratta, quindi, soltanto di ricevere la visita di un medico nella propria casa, ma di poter accedere a un sistema di assistenza articolato, che può coinvolgere specialisti in cardiologia, neurologia, pneumologia, ortopedia, fisiatria e urologia, oltre a personale infermieristico e professionisti della riabilitazione.
Tra gli accertamenti strumentali che possono essere organizzati a domicilio figurano elettrocardiogrammi, ecocardiogrammi, ecografie, ecodoppler e radiografie, prestazioni che consentono, nei casi appropriati, di effettuare importanti approfondimenti diagnostici senza costringere il paziente a raggiungere una struttura sanitaria.
A queste possibilità si aggiungono interventi infermieristici, medicazioni, gestione di alcune terapie e percorsi riabilitativi, nell'ambito di un'assistenza che può essere modulata secondo le necessità della singola persona e organizzata sempre in collaborazione con il medico di famiglia.
Naturalmente l'assistenza domiciliare non può e non deve sostituire l'ospedale quando siano necessari ricoveri, interventi urgenti o procedure particolarmente complesse, ma rappresenta una risorsa di grande valore per tutte quelle situazioni nelle quali è possibile garantire cure appropriate e sicure senza allontanare il paziente dal proprio ambiente.
Pensiamo, per esempio, alle persone che presentano disturbi cognitivi e alterazioni del comportamento, a chi soffre di patologie cardiovascolari croniche come lo scompenso cardiaco oppure a chi, dopo una frattura del femore o un periodo di immobilità, necessita di un percorso di recupero funzionale: in circostanze come queste, un'assistenza ben coordinata può contribuire a limitare i disagi, favorire la continuità terapeutica e preservare, per quanto possibile, l'autonomia personale.
Durante la nostra conversazione è emerso anche un argomento sul quale credo valga la pena soffermarsi, perché riguarda non soltanto chi è già anziano, ma anche tutte quelle persone che si stanno avvicinando a una nuova fase della vita e desiderano affrontarla nelle migliori condizioni possibili: l'importanza della prevenzione geriatrica.
Siamo infatti abituati a rivolgerci al geriatra quando compaiono difficoltà evidenti, quando la memoria comincia a tradire, quando il movimento diventa problematico oppure quando una o più malattie compromettono l'autonomia quotidiana, mentre sarebbe opportuno considerare questa figura specialistica anche prima che tali problemi si manifestino.
L'invecchiamento, del resto, non arriva improvvisamente con il compimento di una determinata età, ma è un processo graduale, influenzato da molteplici fattori, alcuni dei quali non modificabili, come la predisposizione genetica, e altri sui quali possiamo intervenire, come l'alimentazione, l'attività fisica, il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, la qualità del sonno e le abitudini di vita.
Una valutazione geriatrica preventiva, soprattutto quando l'età, la storia familiare o particolari condizioni cliniche la rendano indicata, può rappresentare un'occasione preziosa per esaminare con attenzione lo stato generale di salute, ricostruire eventuali patologie o traumi pregressi, individuare i principali fattori di rischio e valutare aspetti spesso trascurati, come l'equilibrio, la forza muscolare, la nutrizione, la memoria e la corretta gestione dei farmaci.
L'obiettivo non è quello, irrealistico, di impedire l'invecchiamento o garantire che determinate malattie non si presenteranno, ma di riconoscere tempestivamente le condizioni che possono favorire fragilità e perdita di autonomia, intervenendo quando esistono ancora maggiori possibilità di prevenzione, correzione o contenimento dei problemi.
È una prospettiva che meriterebbe una diffusione molto più ampia, perché la medicina non dovrebbe occuparsi esclusivamente di curare ciò che è già compromesso, ma anche di aiutare le persone a conservare il più a lungo possibile salute, indipendenza e qualità della vita.
In fondo, arrivare alla terza età nelle migliori condizioni possibili non significa soltanto aggiungere anni alla propria esistenza, ma soprattutto cercare di dare più vita agli anni, mantenendo interessi, relazioni, capacità di movimento e quella libertà personale che rappresenta uno dei beni più preziosi.
Un altro elemento che emerge con forza dall'approccio professionale della dottoressa Ivaldo è l'attenzione riservata alla famiglia, che non viene considerata una presenza marginale, ma una componente importante del percorso assistenziale.
Chiunque abbia vissuto accanto a una persona anziana affetta da una patologia impegnativa sa quanto possano essere difficili le responsabilità quotidiane, le preoccupazioni, le decisioni da prendere e, qualche volta, anche il senso di solitudine che accompagna chi presta assistenza.
Per questa ragione la collaborazione con i familiari, il dialogo con il medico curante e la possibilità di ricorrere anche a un sostegno psicologico domiciliare costituiscono aspetti significativi di un modello di cura nel quale il benessere del paziente rimane al centro, senza dimenticare le esigenze di chi gli vive accanto.
Ed è proprio qui che, a mio avviso, la professionalità incontra davvero l'umanità, perché la preparazione scientifica, per quanto indispensabile, acquista un valore ancora maggiore quando si accompagna alla capacità di ascoltare, rassicurare, spiegare e comprendere.
Dalla nostra intervista ho ricavato la sensazione di trovarmi davanti a una professionista che non ha mai smarrito le motivazioni profonde della propria scelta, conservando, accanto all'esperienza e alla competenza maturate negli anni, quella sensibilità che apparteneva già alla bambina desiderosa di aiutare il proprio nonno.
La dottoressa Marzia Ivaldo rappresenta così un modo di intendere la medicina nel quale la diagnosi, la terapia, la prevenzione e l'assistenza non sono momenti separati, ma parti di un unico percorso costruito intorno alla persona, alla sua storia e alle sue necessità.
Perché invecchiare è una condizione naturale della vita, ma il modo in cui affrontiamo questo percorso può essere profondamente influenzato dall'attenzione che dedichiamo alla nostra salute e dalla qualità delle cure che riceviamo.
E perché, come mi ha ricordato questo incontro, la medicina ha certamente bisogno della scienza, dell'esperienza e della capacità diagnostica, ma per essere davvero vicina alle persone non può fare a meno dell'ascolto, del rispetto e, soprattutto, del cuore.
Per informazioni sulle attività della dottoressa Marzia Ivaldo e sulle prestazioni domiciliari è possibile consultare il sito www.ivaldogeriatra.it o scrivere all'indirizzo marzia@ivaldogeriatra.it
